A Castel Bolognese, investimento da 25 milioni di euro per aumentare conservazione, lavorazione ed efficienza al servizio dei soci e dei mercati
C’è una frase che spiega meglio di molte altre il senso dell’investimento inaugurato da Agrintesa a Castel Bolognese (RA): “In cooperativa 1+1 fa 3”. Cristian Moretti, Direttore Generale di Agrintesa, l’ha ripresa ieri mattina citando Papa Francesco, ma dentro quello slogan c’è il cuore dell’operazione: mettere insieme soci, territori, prodotto, tecnologia e mercato per ottenere un risultato che da soli sarebbe impossibile.
Il rinnovato stabilimento romagnolo, specializzato nella lavorazione del kiwi, è la traduzione concreta di questa idea: 25 milioni di euro di investimento per rafforzare una delle filiere strategiche della cooperativa, aumentare capacità di conservazione e lavorazione, migliorare efficienza e servizio ai clienti, restituendo più valore alle aziende agricole socie.
L’inaugurazione, dal titolo “OLTRE – L’evoluzione che crea valore”, ha riunito quasi 1.000 stakeholder tra soci, clienti, fornitori, partner e dipendenti. All’evento sono intervenuti il presidente di Agrintesa Aristide Castellari, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini e il presidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Raffaele Drei.
Lo stabilimento di Castel Bolognese, attivo dal 1990 a pochi chilometri dalla sede centrale di Faenza, da oltre 35 anni è uno dei punti di riferimento della cooperativa per la gestione delle produzioni frutticole. Oggi, con l’intervento cofinanziato attraverso due fondi PNRR, il progetto di filiera INTEGRA.AGRI e AGRI.LOG, il sito compie un salto dimensionale e tecnologico, candidandosi a diventare un centro di eccellenza europeo per il kiwi.
“OLTRE è una parola che racconta bene ciò che la nostra cooperativa vuole fare: non limitarsi a rispondere alle necessità dell’oggi, ma costruire le condizioni affinché le aziende agricole socie possano continuare a produrre, crescere e competere sui mercati anche domani”, ha dichiarato il presidente di Agrintesa Aristide Castellari. “Questo investimento nasce dai nostri soci e ritorna ai nostri soci sotto forma di maggiore capacità di valorizzazione delle loro produzioni. Dietro queste strutture ci sono migliaia di aziende agricole e famiglie, territori e persone che hanno scelto di credere nella cooperazione. La nostra responsabilità è trasformare questa fiducia in prospettive concrete”.
Il kiwi al centro della strategia
Il progetto parte da una filiera centrale per Agrintesa, fra i protagonisti del settore ortofrutticolo come raccontano i numeri. La cooperativa, infatti, conta circa 3.600 aziende agricole socie, 18.500 ettari coltivati, oltre 2.300 dipendenti e un valore della produzione consolidato di circa 495 milioni di euro. Oltre il 50% della produzione ortofrutticola viene esportato in 55 Paesi.
Il kiwi pesa oggi circa il 30% del paniere ortofrutticolo della cooperativa, con un volume medio annuo di 55.000 tonnellate, 3.200 ettari coltivati e 747 aziende agricole socie coinvolte nelle principali aree vocate italiane: Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Veneto. Il 62% delle superfici è dedicato al kiwi verde, il 38% al giallo, segmento in costante crescita.
Il nuovo assetto di Castel Bolognese porta la capacità di conservazione e stoccaggio a 308.000 quintali, con un incremento del 54% rispetto al passato. La capacità di lavorazione del kiwi giallo passa da 230.000 a 340.000 quintali annui (+48%), mentre quella del kiwi verde sale da 100.000 a 150.000 quintali (+50%).
“Non abbiamo semplicemente ampliato la struttura: abbiamo ripensato il modo in cui questo stabilimento deve lavorare nei prossimi anni”, ha sottolineato il Direttore Generale Cristian Moretti. “Produzione, conservazione, movimentazione e informazioni oggi dialogano all’interno di un unico sistema. Questo ci permette di essere più efficienti, più precisi e più sicuri, ma soprattutto di tutelare meglio la qualità del prodotto che i nostri soci ci affidano e di rispondere con maggiore efficacia alle richieste dei clienti”.
L’obiettivo è fare di Castel Bolognese una piattaforma capace di lavorare dodici mesi all’anno. “Il nostro piano industriale guarda già al prossimo passaggio: entro il 2030 il sito è progettato per arrivare a gestire complessivamente 600.000 quintali di prodotto all’anno, ampliando la specializzazione, accanto al kiwi, anche a susine, albicocche e pere Williams”.
Lollobrigida: “Agrintesa modello virtuoso di filiera”
Per Francesco Lollobrigida, l’investimento conferma il ruolo della cooperazione organizzata nel rafforzamento delle filiere agricole. “Agrintesa rappresenta un modello virtuoso, capace di coniugare tradizione e innovazione per creare valore e reddito per gli agricoltori. Sono proprio gli agricoltori il cuore del nostro sistema produttivo e il presidio della qualità, della sicurezza e della sovranità alimentare della Nazione”.
Il ministro ha richiamato anche il ruolo del PNRR: “Il sostegno pubblico dimostra la concretezza dell’impegno del Governo. Agrintesa si è aggiudicata un contributo che consente di realizzare investimenti per rafforzare logistica, efficienza e competitività della filiera. È il risultato di un lavoro di squadra tra imprese, istituzioni e Governo”.
Regione e cooperazione: il valore resta nei territori
Più sintetico, ma convergente, il messaggio arrivato dalla Regione Emilia-Romagna. Michele de Pascale ha parlato di “investimento sul futuro di una filiera e di un territorio”, sottolineando il significato dell’intervento in un’area che ha dovuto affrontare due eventi alluvionali in pochi anni. Il punto, per il presidente, è la capacità di una comunità produttiva di reagire, investire e trattenere valore nei territori.
Sulla stessa linea Alessio Mammi, che ha definito Agrintesa “una realtà straordinaria della nostra regione”, capace di tenere insieme storia produttiva, cooperazione, innovazione dei processi, rinnovabili, logistica e attenzione al lavoro agricolo.
Il tema dell’aggregazione è stato rilanciato con forza anche da Raffaele Drei. L’investimento, ha evidenziato, dimostra la capacità della cooperazione di far convergere centinaia e migliaia di soci attorno a obiettivi comuni. Ma il punto va oltre l’impianto: la vera innovazione è anche immateriale, cioè riuscire a unire produttori di areali diversi, con prodotti diversi, dentro una progettualità condivisa. Il kiwi giallo, in questo senso, è stato una risposta industriale e commerciale alla crisi di una filiera, trasformata in nuova ricchezza per il territorio.
Per Maurizio Gardini, Castel Bolognese mostra “cosa significhi fare impresa cooperativa: mettere innovazione e tecnologia al servizio dei soci produttori, non il contrario”. Gardini ha richiamato anche il valore generazionale della cooperativa, nata per i soci e cresciuta in funzione dei soci, ricordando come davanti alle difficoltà, alluvione compresa, Agrintesa non si sia fermata. Il modello, ha aggiunto, non può essere verticistico: servono appartenenza, fiducia e istituzioni capaci di accompagnare esigenze operative concrete.
Un sito più automatizzato ed efficiente
La trasformazione riguarda anche l’organizzazione fisica e digitale dello stabilimento. L’intervento comprende 44 nuove celle in atmosfera controllata, distribuite su 8.100 metri quadrati, capaci di ospitare 108.000 quintali di prodotto. Rifatti 23.000 metri quadrati di piazzali, realizzati 10.000 metri quadrati di nuove superfici e una tettoia in legno da 4.200 metri quadrati per proteggere il prodotto in conferimento.
Sul piano tecnologico, il sito integra sistemi MES, WMS e RTLS per controllo delle linee, tracciabilità, gestione del magazzino, localizzazione in tempo reale di mezzi e materiali, ottimizzazione dei flussi e sicurezza interna. Per lo stoccaggio del prodotto finito sono state installate scaffalature con shuttle automatici per 3.000 pallet.
Il progetto comprende anche un impianto fotovoltaico da 2.307 kWp, con produzione annua prevista di 2,86 GWh, una riduzione stimata del 15% dei consumi energetici e un risparmio di 1.148 tonnellate di CO₂ all’anno. La nuova tecnologia di refrigerazione consente inoltre di ridurre di oltre il 70% l’impiego di ammoniaca.
L’impatto sarà anche occupazionale: al 2030 le giornate lavorate nel sito dovrebbero passare da circa 45.000 a 70.000 all’anno (+55%), mentre gli addetti potranno crescere da 280 a 450 (+60%).
Castel Bolognese diventa così molto più di un magazzino ampliato. È un pezzo di cooperazione che prova a fare industria senza perdere il campo. Ed è lì che 1+1 può davvero fare 3.
Fonte: Italia Fruit News
Autore: Fabrizio Pattuelli



